Noi giochiamo dalla fine del 1700

L’immagine di Pieve di Teco attraverso il gioco del pallone

 

Avete di fronte la Delineazione del borgo della Pieve, in Riviera di Ponente. Si tratta di una mappa topografica disegnata dal capitano ingegnere della Repubblica di Genova Giuseppe Ferretto e datata 16 giugno 1775, conservata presso il fondo cartografico dell’Archivio di Stato di Genova.

 

È un documento eccezionale per due ragioni principali. Il primo è legato profondamente alla città di Pieve, perché riguarda il gioco del pallone. Qui il “pallone” è stato ed è il pallone con il bracciale, le sue varianti di un tempo e di oggi ovvero poi il pallone elastico o la pallapugno. Il secondo è di carattere documentario perché rappresenta Pieve di Teco così come era e come è.

 

Disegno e didascalie raccontano due storie di vite vissute. La didascalia in alto a destra indica i limiti del gioco del pallone allora praticato a Pieve. Si tratta del gioco del pallone al bracciale.

 

Si poteva giocare lungo la strada principale, ora Corso Ponzoni, ma allora detto “Strada del Mercato”.

 

Sono ben tre gli ambiti di gioco. Oppure si poteva competere a monte dell’abitato, sfruttando l’appoggio di alcune case private, del muro della casa canonicale e della cerchia difensiva cittadina, cui aderiva uno spigolo dell’antica chiesa parrocchiale.

 

In quest’ultimo caso si tratta di gran parte di quella che sarebbe diventata poi piazza d’armi per la vicina caserma degli Alpini, ricavata in quello che era il convento delle Agostiniane, a sua volta costruito sul castello dei Clavesana.

 

E, va detto, quest’ultimo “gioco” sarebbe stato poi utilizzato a lungo nel XX secolo fino alla costruzione dell’attuale sferisterio.

 

La didascalia relativa ai giochi è arricchita dall’individuazione dei luoghi di maggiore interesse pubblico e religioso e da alcuni riferimenti di proprietà, come la villa (e la vigna) dell’Arciprete.

 

L’altra didascalia, a sinistra, è di altrettanto eccezionale valore documentario perché indica i 69 proprietari delle case che si affacciano sui giochi della Strada del Mercato. Una informazione che è allo stesso tempo genealogica e storico-economica.

 

Ma perché tanto impegno per definire gli spazi del gioco del pallone? Diventa tutto più chiaro se si pensa che la sfera di cuoio o anche le piccole palle dure per il gioco alla mano dei meno abbienti potevano danneggiare seriamente persone e cose.

 

E il gioco si svolgeva dentro la città o presso i suoi immediati margini.

 

Gli archivi storici, religiosi e non, raccontano di interminabili questioni legate a danni subiti da privati o da proprietà ecclesiastiche.

 

Basti pensare anche Taggia, sempre in Liguria occidentale, aveva il gioco lungo la strada porticata.

 

E le liti erano continue.

 

Per questo la mappa di Giuseppe Ferretto è un documento pubblico della massima importanza, di interesse del Serenissimo Senato della Repubblica di Genova.

 

È infatti realizzato in rapporto a tutti i possibili danni arrecati dal gioco alle proprietà vicine ai campi. Non mancano, tra l’altro, documenti in cui proprio l’arciprete lamenta danni alla sua vigna.

 

E vietare il gioco del pallone, si potrebbe dire? Giammai, perché altri documenti storici lo dicono “connaturato al carattere degli abitanti”.

 

E dunque ecco il valore storico ed etnografico della carta, che ci racconta anche un abitato capace di conservare, dal 1233 al 1775, la stessa sequenza di edifici principali lungo la via che è la madre dell’insediamento voluto dai Clavesana nel XIII secolo. E dove si è sempre svolto ogni momento della vita  pubblica, gioco del pallone ampiamente compreso. 

                                                                                              a cura di A. Giacobbe